Filosofia by Karl Jaspers
autore:Karl Jaspers
La lingua: ita
Format: epub
editore: UTET
pubblicato: 2013-01-01T05:00:00+00:00
Il senso della storicità in contrapposizione alle formule oggettivanti.
Come essere pensato, l’essere diventa qualcosa d’universale e di totale; quando invece è colto nella coscienza della storicità non e mai universale, ma nemmeno il suo contrario; pur essendo l’universale un suo contenuto, questa coscienza sa di poterlo trascendere. Nella coscienza della storicità l’essere non è mai la totalità, ma nemmeno il suo contrario; è infatti un’essere che, nella sua totalità, si relaziona ad altre totalità e particolarità. Se non è una totalità onnicomprensiva dell’universalità e della totalità, non è neppure qualcosa che si possa enunciare negando l’universalità e la totalità.
1. La storicità rispetto all’irrazionalità e all’individualità. La coscienza della storicità si affida aH’universalità solo di passaggio. Se l’universale fosse verità assoluta, allora si potrebbe conoscere la verità, al se-stesso non resterebbe che aggregarsi, e la sua presenza sarebbe casuale e interscambiabile, perché sarebbe l’universale a dominare in ogni dove. Il se-stesso giunge così ad esservero senza poterlo sapere. Dal se-stesso, infatti, apprendo la mia situazione, che prima non conosco perché la sperimento solo nel momento in cui l’apprendo; nei confronti del se-stesso ogni conoscenza universale è solo un presupposto che offre delle possibilità e serve per verificare il particolare. È impossibile vivere nell’universale come se fosse l’assoluto senza perdere la propria identità.
Si sente però dire che se la storicità dell’esistenza non è universale, allora è irrazionale. Questa posizione, se non è del tutto inesatta, induce comunque in errore. L’irrazionale, infatti, è solo qualcosa di negativo, è la materia rispetto alla forma universale, è l’arbitrarietà rispetto alla condotta legalitaria, la casualità rispetto alla necessità. Nella sua negatività l’irrazionale è, di volta in volta, il residuo opaco e impenetrabile o il residuo da rifiutare e respingere. 131 Il pensiero si sforza, giustamente, di ridurre al minimo questo residuo; per esso, infatti, le irrazionalità non sono in se stesse qualcosa, ma, nella loro negatività, sono il limite o l’arbitraria materia dell’universale. Nella sua positività, invece, la storicità assoluta sostiene la coscienza dell’esistenza, ne è la sorgente e non il limite, l’origine e non il residuo. Essa rappresenta un criterio unico e insostituibile, rappresenta quella verità autentica che riduce la semplice universalità a mera esattezza e l’idealità ad un gradino appena più elevato. Ignorarla significa solamente non poterla tradurre né in qualcosa di universale, né nella negazione dell’universale, mentre conoscerla significa essere responsabili in prima persona del processo di chiarificazione dell’esistenza possibile che si attua attraverso la propria realizzazione. In questo processo l’universalità e la non universalità sono solo dei mezzi per esprimere e manifestare la storicità.
L’irrazionale, inoltre, non è semplicemente il limite dell’universale, perché ci sono anche universalità non razionali che possiedono una validità nelle forme della poesia e dell’arte. La storicità, tuttavia, ha proprio nella forma della non universale validità il proprio fondamento che, per quanto continui a chiarirsi, non giunge mai a una completa chiarezza. Essendo superazionale e non irrazionale, la storicità si serve della razionalità e dell’irrazionalità come di semplici mezzi.
Il sapere, che considera l’irrazionale come negazione dell’universale o come universale
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